lunedì 12 giugno 2017

Riflessione sul Vangelo di Domenica 11 giugno 2017, Festa della Ss.ma Trinità: san Matteo, 28, 18-20

Siamo molto grati a Paolo Pasqualucci che ci rende partecipi di questa sua riflessione di ieri. 
Mi rendo conto di quanto dovremmo conoscere e approfondire certi elementi per dare le ragioni della nostra fede agli attuali cultori dell'uguale e dell'informe
Il dogma del mistero Trinitario (che di certo non evolve) identifica e differenzia la nostra fede dagli altri cosiddetti monoteismi e del resto ne abbiamo già ripetutamente parlato [qui - qui - qui]. 
Ma ora richiamo l'attenzione su un punto specifico chiarito nel testo che segue e, specificamente, sull'abissale differenza tra il significato (e corrispondente realtà) cristiano del Paraclito (Gesù che ci rende partecipi del suo, perché è Uno con il Padre)[1] e quello musulmano che sostiene che parákletos sarebbe una falsificazione di periklitós= glorificato, riferito a Maometto... 
Attenzione, dunque. E come andrebbe ricordato ai nostri vescovi, compreso quello di Roma! (M.G.)

Riflessione sul Vangelo di Domenica 11 giugno 2017, Festa della Ss.ma Trinità:  san Matteo, 28, 18-20. Paolo  Pasqualucci

“In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: È dato a me ogni potere in cielo e in terra.  Andate, dunque, e istruite tutte le genti, battezzandole in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e insegnando loro ad osservare tutto quello che io vi ho comandato. Ed ecco che io sarò con voi tutti i giorni sino alla consumazione dei tempi”  
(Messale Romano quotidiano. Testo latino completo e tr. it. di S. Bertola e G. Destefani, commento di D. C. Lefebvre O.S.B., disegni di R. De Cramer. Edizione aggiornata 1962.  Ediz. S. Francesco di Sales, Priorato S. Carlo, Montalenghe, Torino, pp. 852-3).

* * *
I.

Disse, dunque, Gesù risorto ai suoi Discepoli: “andate e istruite tutte le genti”, nessuna esclusa: euntes, docete (mathetésate). Istruite, insegnate. E non, dialogate, per cercare di costruire con le genti non convertite la giustizia sociale e politica su tutta la terra, la “pace” in tutto il mondo; l’illusoria pace del mondo, che non è quella di Cristo.
La missione della Chiesa, istituita da Nostro Signore con la missione degli Apostoli, aventi il Beato Pietro a loro capo per espressa designazione del Signore stesso (“Pasci i miei agnelli”, Gv 21, 15 ss.), è quella di insegnare: Chiesa docente, come si è sempre detto.Insegnare nel dovuto modo, si capisce: con la predicazione e l’esempio della santa vita di sacerdoti e suore. Nell’insegnamento, oltre alla definizione delle verità di fede e alla condanna dell’errore, alla spiegazione e alla controversia, è incluso anche il “dialogo” cioè il discorso caritatevole e paziente per convertire e confermare nella fede. Ma giammai per altri fini, al modo dell’odierno “dialogo ecumenico”, interconfessionale, interreligioso, intramondano in generale, il quale ha abbandonato l’insegnamento della Verità Rivelata già con l’espresso e inaudito rifiuto di condannare gli errori, per cercare la verità appunto nel dialogo in comune con le fedi, credenze e miscredenze del resto dell’umanità, non convertita e ostile alla Parola di Cristo! Ciò che si chiama oggi “dialogo” contraddice ex sese la missione della Chiesa, ordinata dal Signore in persona.

II.

Disse inoltre Nostro Signore: “mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra”. Precisando; “in cielo” ha voluto ribadire che Egli, risorto dai morti, era il re del cielo oltre che della terra. In quanto re anche “in cielo”, Egli, assiso alla Destra del Padre, esercita direttamente la sua divina summa Potestas ossia governa non solo il Regno celeste ma anche il Purgatorio e l’Inferno, servendosi delle Gerarchie angeliche. 
La potestà sua “completa” (“ogni potere”) sulla terra la vuole esercitare indirettamente, attraverso gli Apostoli ossia attraverso la Chiesa da Lui fondata, il cui capo, il Romano Pontefice, è appunto il suo Vicario in terra iure divino. In nome di questa potestà, che viene delegata nella potestà d’ordine e di giurisdizione dei sacerdoti, questi ultimi sono legittimati ad insegnare per convertire, per condurre le anime a Cristo, strappandole alla presa di Satana, “principe di questo mondo”. Ciò significa che i sacerdoti di Cristo non possono insegnare ai popoli facendo di testa loro: innovando, ovvero modificando o aggiungendo o togliendo, rispetto a quello che Gesù stesso ha insegnato e che è stato conservato dal Magistero della Chiesa nell’immutabile Deposito della Fede. Essi hanno il dovere di insegnare scrupolosamente ai popoli “ad osservare tutto quello che io vi ho comandato”. Tutto quello che Lui ha comandato loro (ai sacerdoti) di osservare e di insegnare. E quindi tutte le verità da Lui rivelate sulla fede e sui costumi, in modo che, insegnandole, i suoi sacerdoti possano contribuire in modo decisivo, oltre che alla salvezza delle anime, anche alla costruzione di una società e di uno Stato cristiani. 

III.

La menzione della Ss.ma Trinità compare nella formula del Battesimo.  Essa mostra la natura trinitaria e nello stesso tempo unitaria della Divinità.
La formula trinitaria del Battesimo, enunciata dopo la Resurrezione, conclude, possiamo dire, la rivelazione del mistero della natura trinitaria di Dio, resa esplicita dalla predicazione dello stesso Gesù, come risulta in modo inequivocabile dal Vangelo di san Giovanni.
Questo Vangelo, scritto per ultimo, presuppone gli altri tre e li integra. Lo si potrebbe definire il Vangelo della Ss.ma Trinità poiché la teologia della natura trinitaria del Dio Uno, vi si trova ampiamente esposta: san Giovanni, per divina ispirazione, ha voluto conservare in particolare quest’aspetto fondamentale della predicazione del Signore. 
Gesù ci illustra ripetutamente la sua unità con il Padre, unità che è però identità assoluta (consustanzialità, secondo la posteriore e corretta definizione della teologia dei Padri ortodossi, durante le feroci lotte contro le abominevoli eresie cristologiche). Ci ha dunque insegnato che Egli agiva sempre per mandato del Padre; che predicava insegnando solo ciò che aveva udito dal Padre; che faceva sempre e solo la volontà del Padre; che la sua missione l’eseguiva in nome del Padre; che nessuno poteva “venire al Padre se non per me”( Gv 14, 6), essendo Lui l’unica porta delle pecore, il Buon Pastore, in conseguenza del fatto che “Io e il Padre siamo uno”(Gv 10, 30), ossia dell’esser Egli non un semplice profeta fornito di càrismi straordinari, bensì addirittura il Verbo fattosi carne nell’ebreo Gesù di Nazareth, individuo storicamente esistito.  Perciò chi vedeva Lui vedeva il Padre e chi disprezzava Lui disprezzava il Padre, che l’aveva mandato.
“Cristo è un individuo, non è un tipo; e la sua opera è individuata e non può perciò essere riconosciuta in qualunque opera [cioè anche nell’anelito inconsavevole delle altre religioni, come vorrebbe il falso ecumenismo attuale]. È, la sua, l’opera dell’individuo Cristo, il quale Cristo, è, come Dio, la Seconda Persona e, come uomo, il figlio di Maria, la sposa di Giuseppe – Mt 1, 16” (Romano Amerio, Stat Veritas. Seguito a “Iota unum”, Milano-Napoli, Riccardo Ricciardi Editore, 1997, p. 19).  
L’unità assoluta con il Padre, di sostanza, ab aeterno, costituisce il fondamento della sua promessa dell’invio dello Spirito Santo, il Consolatore o Paraclito, lo Spirito di Verità, la Terza Persona della Ss.ma Trinità (cap. 16 del vangelo di san Giovanni).
Tuttavia io vi dico in verità: È utile per voi che me ne vada [che io muoia] perché, se io non vado, il Paraclito [parákletos] non verrà a voi; ma se io me ne andrò, ve lo manderò. E quando sarà venuto accuserà il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio…”(Gv 16, 7-8);
Quando sarà venuto lo Spirito di verità, egli v’insegnerà tutta la verità; giacché non parlerà da se stesso ma vi dirà quanto udrà e vi annunzierà le cose che dovranno succedere.Egli mi glorificherà perché prenderà dal mio e ve lo annunzierà. Tutto ciò che ha il Padre è mio; perciò ho detto che prenderà dal mio e ve lo annunzierà” (Gv 16, 13-15). 
Lo Spirito di verità completerà gli insegnamenti del Signore. E come potrà farlo? Perché non parlerà “da se stesso” ma dirà agli Apostoli “quanto udrà e annunzierà le cose che dovranno accadere”. Riferirà non del suo ma quanto udrà. Inoltre, conferirà agli Apostoli lo spirito di profezia: essi profetizzeranno grazie allo Spirito Santo (vedi, ad esempio, la profezia di san Paolo sulla conversione finale degli Ebrei, negli ultimi tempi – Rm 11, 25 ss.). 
Ma da  c h i  “udrà” lo Spirito Santo? Da Gesù stesso, ossia dal Figlio, ma in quanto il Figlio è Uno con il Padre. Infatti, lo Spirito Santo renderà gloria al Figlio perché, annunziando agli Apostoli ciò che udrà dal Figlio, in ciò facendo, “prenderà dal suo”, del Figlio stesso. Ma potrà “prendere dal suo” del Figlio perché il “suo” del Figlio è ab aeterno “il suo” del Padre: onde, ci testimonia il Figlio, “tutto ciò che ha il Padre è mio”, poiché siamo Uno. Grazie a questo titolo (l’esser cioè del Padre nell’unità consustanziale col Figlio), tutto ciò che ha il Padre verrà “preso”e “annunziato”dallo Spirito come ciò che è “suo” del Figlio.  [1]

IV.

Dai Testi, risulta inequivocabilmente, nella natura trinitaria-unitaria del vero Dio, la natura sovrannaturale e divina del Consolatore annunciato, che è Spirito di verità: lo Spirito Santo. Possiamo pertanto respingere in tutta tranquillità le false interpretazioni pullulanti  dentro e fuori la Chiesa. 
  1. Dentro la Chiesa, non penso ovviamente alle eresie antitrinitarie del passato, sviluppatesi poi nel c.d. unitarianismo diffusosi in certe sette protestanti, quanto a quelle del presente, diffuse per esempio dal famoso ed influente teologo gesuita Karl Rahner.
    Nel suo sintetico Corso fondamentale della fede. Introduzione al concetto del Cristianesimo, nel quale tenta di reinterpretare la nostra religione alla luce della filosofia esistenzialistica di Martin Heidegger, applicandone pedissequamente le categorie, egli liquida in tre pagine e mezzo la dottrina trinitaria. Dopo aver dichiarato, bontà sua, incomprensibili i concetti di “ipostasi”, “persona”, “essenza”, “natura” e insostenibile quello agostiniano (?) di una “dottrina trinitaria psicologica”, il Rahner tenta di proporre sinteticamente un oscuro concetto di “Trinità immanente”. A quanto è dato capire, il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo sarebbero per noi ragion d’essere di situazioni date (Gegebenheitswesen) così come ci appaiono all’interno dell’economia esistenziale concreta della nostra “storia della salvezza”; le situazioni nell’ambito della cui logica l’unico Dio viene concepito come Padre, come Logos, come Spirito (K. Rahner, Grundkurs des Glaubens. Einführung in den Begriff des Christentums, 1976, Herder, Freiburg im Breisgau, 1984, pp. 139-142: Zum Verständnis der Trinitätslehre).
  2. Fuori della Chiesa, è tornata a circolare, non ostacolata, a quanto ne so, da alcun dottore cattolico, la falsa esegesi musulmana di Giovanni 16, 6-8 sopra citato, costruita a partire dalla ben nota sura 61, 6 del Corano o delle file serrate.
    Ricorda, inoltre, quando Gesù, figlio di Maria, disse: ‘o figli d’Israele, io, certo, sono l’apostolo di Dio, inviato a voi, per confermare il Pentateuco che vi è stato dato prima di me, e per annunciare un apostolo che verrà dopo di me, e il cui nome sarà Achmad; ma, quando questi [cioè, Achmad, Maometto] venne ad essi, colle prove evidenti, quelli [i cristiani] dissero: ‘questo è un sortilegio manifesto’”.
    Spiega in nota l’illustre traduttore del Corano: “Achmad significa, come Muhammad (Maometto), ‘il glorioso, il glorificato’’; Maometto allude qui alla promessa del Paracleto fatta da Gesù. Achmad è il greco periklitós; perciò i musulmani sostengono che parákletos sia una falsificazione di periklitós” (Il Corano. Nuova versione letterale italiana con prefazione e note critico-illustrative del dr. Luigi Bonelli, rist. anast. della III ediz., Hoepli, Milano, 1983, p. 532).
Dunque, il Signore non avrebbe detto: vi manderò il Consolatore bensì “vi manderò Maometto” ma i discepoli invidiosi avrebbero alterato il nome, evidentemente in odio a Maometto. Lo Spirito di verità promesso, sarebbe stato allora Maometto, venuto circa sei secoli dopo! Questa pazzesca “interpretazione” va confutata con argomenti, perché oggi, nella crassa ignoranza che circonda colpevolmente la nostra religione, ogni fantasia, bugia ed eresia viene presa per buona.
Ecco alcuni argomenti:
  1. Non so quanto questa “esegesi”sia valida sul piano filologico, voglio dire in relazione al significato dei termini in questione nel greco e nell’arabo del tempo. Il Gemoll dà di peryklitós, aggettivo del linguaggio epico, il significato di “celebre intorno, assai celebre, celeberrimo, famosissimo, signorile, magnifico”, più che di “ glorioso, glorificato”. Gesù avrebbe allora detto: “vi manderò il famosissimo” o “il magnifico”. In ogni caso, questi termini, così come “glorioso” o “glorificato”, appaiono tutti privi di senso in relazione al discorso che il Signore sta facendo agli Apostoli. Colui che Egli avrebbe mandato non poteva che essere un sovrannaturale Spirito di verità, il Consolatore per l’appunto, se vogliamo attribuire al discorso stesso del Signore un senso, in relazione a tutto quello che stava spiegando ai Discepoli. Consolatore, perché avrebbe sorretto di forza spiritualmente sovrannaturale, consolante e salvifica l’anima provata nelle tempeste della persecuzione, imminente ed annunciata da Gesù stesso, procedendo nello stesso tempo ad istruire e guidare nella verità rivelata, in quanto appunto Spirito di verità.

  2. Inoltre,  il Signore fece capire chiaramente ai Discepoli che il Consolatore l’avrebbe inviato molto presto, poco dopo esser Egli “andato via” ovvero ritornato al Padre, dopo la sua Passione e Morte imminenti, non dopo chissà quanto tempo, dopo secoli. E difatti, lo Spirito Santo venne in maniera sensibile con il miracolo della Pentecoste, circa dieci giorni dopo l’Ascensione di Nostro Signore risorto al cielo.

  3. Non è da credere che Maometto pensasse espressamente a Gv 16, 6-8 quando ha recitato ai suoi seguaci la sura in questione. Non sappiamo cosa egli conoscesse dei due Testamenti e in particolare del Vangelo. È sicuro che egli è venuto in contatto con il cristianesimo delle sette eretiche presenti nella penisola arabica. Nessun testo dei due Testamenti parlava di lui; perciò egli ha pensato bene, ad ogni buon conto, di affermare nelle sue “rivelazioni”, che Gesù (da non confondersi con il Gesù nostro, storico) aveva preannunciato l’avvento di un profeta che si sarebbe chiamato come lui, Maometto, Achmad. Sono stati poi i polemisti musulmani che, in un secondo tempo, sono andati a spulciare i nostri Testi sacri per rinvenirvi ad ogni costo ciò che propalava il Corano.

  4. Su di un altro piano, non si capisce per qual motivo l’autore del Vangelo di Giovanni, san Giovanni, avrebbe dovuto falsificare il testo. In odio, a chi? A uno che non conosceva? I maomettani sostengono da sempre che ebrei e cristiani hanno falsificato l’Antico e il Nuovo Testamento al fine di cancellare i riferimenti ivi contenuti a Maometto, autoelettosi a sigillo dei Profeti. La tesi è talmente assurda da apparire persino ridicola, anche se obbligata, per loro, dal momento che Maometto è del tutto sconosciuto ai due Testamenti. E perché l’avrebbero fatto, il falso? E chi, quali ebrei e cristiani? Ma per odiare qualcuno bisogna pur conoscerlo, non si può certo odiare uno che non si conosce e della cui esistenza non si ha la minima idea, dal momento che non è ancora nato (e lo sarebbe, nato, sei secoli dopo).

  5. Il Consolatore annunziato dal Signore è chiaramente uno Spirito sovrannaturale, divino, per via delle caratteristiche che il Signore stesso gli attribuisce. Tra di esse, lo spirito di profezia, che il Nuovo Testamento dimostra esser stato posseduto dagli Apostoli in varia misura. Ora, Maometto, per tacere dei tratti sensuali e sanguinari della sua personalità, ampiamente dimostrati, non ha mai fatto profezie, non aveva alcuno spirito di profezia. Anche alla luce di quest’ultima considerazione si capisce che il Signore non poteva assolutamente riferirsi a lui.

  6. Infine, in quanto “Spirito di verità”, che perfeziona l’insegnamento di Cristo Nostro Signore, sia in campo religioso che morale, Colui che il Signore assunto in Cielo avrebbe prestissimo inviato ai Discepoli per assisterli, se (tanto per dire) si fosse trattato di un uomo, non avrebbe mai potuto essere uno come Maometto, la cui visione etico-politico-religiosa, codificata nel Corano, se rappresentava per certi aspetti un progresso rispetto alla mentalità e agli usi primitivi dei beduini della penisola arabica del tempo, costituiva e costituisce sia in generale che nel particolare una negazione manifesta della concezione cristiana della vita e del mondo, in tutti i suoi aspetti.
Paolo Pasqualucci, Domenica 11 giugno 2017,
Festa della Santissima Trinità.
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1. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù, prima della Sua Passione, parla agli apostoli di un altro Consolatore, che è certamente la terza Persona della Ss.ma Trinità. E tuttavia c'è non qualcosa ma Qualcuno di nuovo: il Suo Spirito di Risorto. La Sua natura umana assunta nell'Incarnazione,  redenta espiando al nostro posto nella Passione e Morte, rigenerata nella Risurrezione e ricollocata alla destra del Padre nell'Ascensione. Dopodiché ha inviato il Suo Spirito che, fin da quella Pentecoste con la Vergine nel Cenacolo senza bisogno di attenderne un'altra, continua a fecondare la Sua Chiesa per la salvezza di coloro che Lo accolgono. (M.G.) -  (Gv, 15-18) : “Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Consolatore perché sia con voi per sempre: lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi. Non vi lascerò orfani; tornerò da voi.”

4 commenti:

fabriziogiudici ha detto...

A quanto è dato capire, il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo sarebbero per noi ragion d’essere di situazioni date (Gegebenheitswesen) così come ci appaiono all’interno dell’economia esistenziale concreta della nostra “storia della salvezza”; le situazioni nell’ambito della cui logica l’unico Dio viene concepito come Padre, come Logos, come Spirito [...]

Non che sia così avido di capire questo dettaglio di Rahner (mi verrebbe voglia di liquidarlo come una "incomprensibile" supercazzola), ma in soldoni, vorrebbe dire che secondo lui le tre Persone sono diversi modi con cui l'uomo concepisce Dio? È una sorta di modalismo?

Magno di Borbone ha detto...

Se dobbiamo leggere tutti i segni questa "notizia" mi fa pensare...

http://www.secoloditalia.it/2017/06/il-bacio-di-giuda-sulla-penisola-inizia-la-settimana-piu-calda-delestate/

Anonimo ha detto...


# La Trinità "immanente" di Rahner

In effetti, le elucubrazioni di Rahner sul "concetto della Trinità" danno l'impressione
di un certo "modalismo", eresia condannata tanti secoli fa: abolito il concetto della "persona", le tre Persone della S.ma Trinità possono essere intese come tre modi di manifestarsi o di essere di Dio, così come si caratterizzano per noi (tali modi) via via a seconda delle nostre esigenze esistenziali, del nostro Dasein (l'esser-qui, l'esistere pro-gettati nella deiezione dell'esistenza, per esprimerci nel gergo di Heidegger).
PP

Anonimo ha detto...

Se le Persone Divine fossero "modi" di essere o di manifestarsi di Dio, allora non dovrebbero limitarsi a tre, ma potrebbero essere addirittura infinite! No: così non va. La pretesa di razionalizzare il Mistero o di interpretarlo esistenzialmente a nostra misura conduce inevitabilmente all'eresia più meschina e contorta.
TEOFILATTO